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Lavoro e famiglia, due elementi conciliabili

Approfondiamo oggi qualche considerazione relativa al mondo del lavoro a tempo parziale, e lo facciamo prendendo come spunto iniziale alcuni dati statistici che sono emersi dalla rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera del 2018, realizzata dall’Ufficio federale di statistica (UST).

Il primo dato che salta all’occhio è che “…la partecipazione al mercato del lavoro della popolazione svizzera di età compresa tra 15 e 64 anni è pari all’84,2%, 2,9 punti percentuali in più rispetto al 2010…”.

Un dato di crescita confortante, soprattutto se rapportato alle medie UE, che viene in parte creato anche grazie alle molte persone, mamme in primis, che scelgono di rimanere nel mondo del lavoro grazie ai vantaggi del lavoro interinale e del lavoro a tempo parziale; con questa forma di occupazione, molte donne riescono infatti a coniugare perfettamente gli aspetti impegnativi della loro nuova “professione” di genitore con la carriera lavorativa. Lo stesso discorso vale al giorno d’oggi anche per molti uomini, che riescono così a colmare un gap storico di presenza nel nucleo familiare in un momento particolarmente delicato per lo sviluppo dei figli che è quello neonatale.

Sempre più donne riescono a coniugare la vita professionale con quella familiare

Sempre secondo l’UST “tra il 2010 (67,4%) e il 2018 (75,7%) si osserva una marcata crescita del tasso di attività delle donne tra 25 e 54 anni aventi figli di età inferiore ai quattro anni” e, prosegue l’analisi, “se è vero che per gli uomini il tasso di occupazione a prescindere dalla presenza o meno di figli si attesta su un valore di poco superiore al 94%, è vero anche che per quelli con i figli fino a 4 anni il tasso di occupazione parziale è cresciuto fino a raggiungere il 14%”.

Assistiamo in sostanza al crescere del gruppo di persone che sceglie (o per altri motivi si trova nella condizione) di godersi i benefici che il lavoro interinale e quello a tempo parziale possono portare.
Non vogliamo convincere nessuno che interinale è meglio di posto fisso, (è ovvio che non è così!) ma è pur vero che il lavoro interinale – sia esso anche sotto forma di tempo parziale – può colmare un vuoto professionale che in un momento della nostra vita lavorativa può sorgere: pensiamo a persone licenziate per i più svariati motivi, o alle madri che devono rinunciare alla loro carriera essendo costrette a scegliere tra vita privata e professionale, o ancora alle persone che scelgono di lavorare in percentuale ridotta per poter portare a compimento i propri compiti extra lavorativi (gestire faccende domestiche, accudire persone bisognose).

Se analizziamo i dati dell’Ufficio Federale possiamo notare come molte siano le persone che scelgono il lavoro interinale anche in forma di tempo parziale (il 35,0% nel 2018 mentre la media dell’UE 28 si attesta a un livello nettamente inferiore, 19,4%), avendo così la possibilità di rimanere inseriti nel complesso meccanismo del lavoro.

La scelta di appoggiarsi ad un servizio di somministrazione apre anche le possibilità a tanti piccoli imprenditori di poter usufruire a “tempo” di particolari lavoratori che a causa di fattori differenti non potrebbero assumere per un incarico a tempo indeterminato, e allo stesso modo concede al lavoratore la possibilità di concentrarsi anche sulla ricerca di altre opportunità per il miglioramento o il prosieguo della propria carriera lavorativa.

Soddisfiamo ultimamente con maggior frequenza le richieste di molte aziende che prendono sempre più in considerazione la formula di assunzione di collaboratori a tempo parziale o a tempo determinato per gestire progetti o commesse ricevute che altrimenti non avrebbero potuto realizzare, e quando chiediamo un parere ci sentiamo spesso rispondere che senza questa formula, l’azienda committente non avrebbe avuto la possibilità di collaborare con un professionista di alto livello perché non avrebbe potuto assumerlo con un contratto full time a tempo indeterminato.

L’organizzazione è sempre la chiave vincente

Anche la flessibilità legata agli orari di lavoro risulta un’arma vincente per conciliare l’attività lavorativa con gli impegni familiari: secondo UST “almeno il 73% dei padri salariati può spostare il proprio orario di lavoro di almeno un’ora all’inizio e alla fine per ragioni familiari”, e questo è percepito in maniera molto positiva dai lavoratori.

Il sondaggio supporta questa affermazione portando come esempio le criticità legate all’adozione di un orario di lavoro fisso: programmare la gestione dei figli, soprattutto i più piccoli, nei momenti di malattia o di situazioni straordinarie, gestire impegni personali e familiari, tragitti che spesso diventano infiniti a causa del traffico che si incontra sul tragitto casa-lavoro.

Tutte queste problematiche hanno spinto in passato molte persone a cercare un altro impiego o a chiedere un orario ridotto, ma oggi, grazie all’orario flessibile, queste misure spesso risultano non più necessarie.

Tra le soluzioni più comuni adottate dalle aziende vi è quella di istituire delle fasce di ingresso, pausa pranzo ed uscita dall’azienda flessibili, con blocchi di orario in cui la presenza dietro la scrivania è obbligatoria. Un esempio può essere questo: entrata flessibile dalle 7.00 alle 9.30, presenza obbligatoria dalle 9.30 alle 11.30, pausa pranzo flessibile tra le 11.30 e le 14.30, presenza obbligatoria 14.30 – 16.30 ed uscita flessibile tra le 16.30 e le 18.30.

Altro benefit che risulta essere apprezzato dai dipendenti ma meno adottato dalle imprese del nostro territorio è la concessione del telelavoro, ossia il lavoro da casa: normalmente un giorno alla settimana (in alcuni casi anche di più) il dipendente può decidere di lavorare dalla propria abitazione senza recarsi in ufficio.

Questo tipo di modalità lavorativa presuppone una grande organizzazione a livello aziendale e, ovviamente, una grande concentrazione anche da parte del dipendente, per il quale può essere inizialmente difficile lavorare comodamente seduto sul divano senza farsi distrarre dal proprio ambiente di casa, magari dal proprio cane o gatto oppure dal telefono che squilla.

A conclusione di questo articolo vogliamo portare l’esempio della nostra realtà.

In Point Service  le persone hanno un ruolo centrale, questo è il nostro credo che ci spinge quotidianamente a fornire un servizio al top per i clienti ed i candidati, e la stessa energia la dedichiamo ai dipendenti interni.

Abbiamo recentemente dato la possibilità ai membri del nostro staff di scegliere se lavorare a tempo pieno oppure a tempo parziale, e la maggioranza delle persone presenti nell’organico ha deciso di ridurre in minima parte l’orario lavorativo per potersi dedicare a progetti personali; abbiamo inoltre creato una rete informatica basata su Cloud che ci consente di concedere al dipendente di organizzare il telelavoro e permettere loro di lavorare da casa o comunque non dall’ufficio. Questo non impatta in alcun modo sulla qualità del servizio reso perché grazie alla collaborazione e alla capillare organizzazione gli uffici sono sempre presidiati e viene sempre garantita una risposta pronta alle varie richieste.

Non vogliamo in conclusione celebrare la nostra attività con queste affermazioni, anche perché ormai le opzioni proposte sono di uso comune, ma cerchiamo solo di illustrare come sia possibile e doveroso coniugare le esigenze dell’azienda con quelle del lavoratore, creando giusti compromessi che soddisfino sempre entrambe le parti.

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