Pensare positivo è sufficiente?

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4 Ottobre 2019

Pensare positivo è sufficiente?

Sono stati recentemente pubblicati i dati statistici aggiornati riguardanti il mercato del lavoro ticinese, e non sono state poche le riflessioni generate. Approfondiamo qualche aspetto insieme.

Oltre ai dati resi noti dall’Ufficio di Statistica, abbiamo a disposizione anche quelli dell’indagine occupazionale realizzata dalla SUPSI, e a fronte di tutto questo materiale possiamo fare insieme un’analisi sull’attuale situazione.

L’andamento nell’ultimo decennio

Nell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un aumento dei posti di lavoro in Ticino (parliamo di poco meno di 28 mila posti di lavoro, pari ad un valore percentuale di circa il 13%), ma se ci concentriamo sui dati relativi al confronto 2018/2019, la percentuale non arriva al 2%.

A questo discorso si lega quello relativo alla disoccupazione. Nel mese di agosto 2018 il tasso di disoccupazione era del 5% circa, mentre nello stesso mese di quest’anno raggiungeva il 2,5%.

Incoraggiante, da guardare con ottimismo, direbbe qualcuno; ma se ci addentriamo nell’analisi di questo 2,5%, però, notiamo che la fascia più corposa dei disoccupati è costituita da giovani con meno di 25 anni, seguiti dalle persone in fascia 50 – 65 anni.

I dati riportati dall’osservatorio SUPSI, che ha analizzato il tasso di impiego dei propri neolaureati sono positivi, ma i numeri dicono altro; abbiamo cercato di capire i motivi che possono causare una così alta percentuale di disoccupazione tra giovani.

Le principali cause

Tra le principali cause sicuramente c’è quella della flessibilità, intesa come mobilità legata al fattore geografico: purtroppo abbiamo spesso notato che i giovani sono poco inclini a percorrere molti chilometri per raggiungere il posto di lavoro.

Qui si potrebbe aprire il dibattito su quanti siano “molti km” per andare al lavoro. Per quella che è la nostra esperienza, possiamo dirvi che spesso i ragazzi non sono disposti a mettersi in auto e raggiungere un luogo di lavoro distante un massimo di 40 km dalla loro abitazione, per il traffico, per i problemi di parcheggio e per svariati altri motivi che nella maggior parte dei casi possono essere facilmente superabili. Ad esempio, perché non valutare il treno? Questo implica sì il doversi alzare prima al mattino o il fatto di essere vincolati a determinati orari, ma evita di spendere molto tempo in coda in autostrada. Come azienda attiva nell’ambito della somministrazione di lavoro, siamo sempre attenti a questo genere di esigenze e ci interessa sapere come la pensano i lavoratori sul discorso trasporti.

Un altro fattore che incide molto è la poca fiducia verso il futuro ed il mondo del lavoro, e su questo punto ci sentiamo in dovere di spendere più di qualche parola.

Molti ragazzi lasciano il nostro Cantone ancora prima di terminare gli studi, attratti dal mercato della Svizzera interna o da Paesi con un’offerta formativa e lavorativa maggiore, molti altri invece sono convinti che non basti nemmeno una Laurea per lavorare, e si fanno trascinare dal vortice della sfiducia.

Sicuramente quando si termina un percorso di formazione (sia esso universitario o professionale) le aspirazioni sono le migliori che si possono avere: trovare lavoro subito, avere un impiego che sia soddisfacente e possa far crescere, ma spesso, dopo i primi rifiuti e le prime “porte chiuse” questo entusiasmo cala, e lascia spazio alla negatività.

L’invito che vogliamo rivolgere, e che è valido per tutte le situazioni della vita personale e professionale di ognuno, è quello di avere un’attitudine ottimistica, e degli spunti in questo senso arrivano dalla Psicologia Positiva, che è focalizzata sullo studio del benessere e che trova in Martin E. P. Seligman il suo fondatore.

Secondo questo movimento nato nell’ambito delle scienze psicologiche, la speranza – intesa come motivazione – e l’ottimismo – inteso come tendenza a credere di poter raggiungere risultati positivi – hanno un impatto sullo stato di benessere di ognuno di noi, e di conseguenza ci aiutano ad affrontare le situazioni in modo ottimale.

Comprendiamo perfettamente che dopo colloqui andati male, oppure con il passare del tempo senza conclusioni positive di una ricerca di lavoro, avere un atteggiamento positivo non è facile, ma la tendenza a cercare un lavoro “a caso” e che porti qualsiasi cosa piuttosto che stare a casa non è la scelta vincente.

 

Costruire la felicità

Come spesso Seligman ci ricorda “… se la psicologia ci ha insegnato a riconoscere e combattere l’infelicità dobbiamo anche usarla per ricercare e promuovere la felicità e l’ottimismo”.

Il suo primo libro La costruzione della felicità ci insegna cosa sia l’ottimismo e come questo possa incidere a volte anche in maniera profonda sulla nostra vita. Lo psicologo si spinge più a fondo fornendoci anche indicazioni su come trasmettere tutto ciò a nostri figli, preparandoli alla visione ottimistica della vita professionale che li attende..insomma, risolveremo tutto con l’ottimismo? Forse no, ma sicuramente questo ci aiuterà ad attraversare i periodi più difficili con uno spirito diverso. 

Il nostro consiglio è quello di continuare a perseverare nel raggiungimento dei vostri obiettivi, perfezionandosi a livello professionale ma anche personale. In questo modo i risultati arriveranno, e tra qualche tempo saremo su questo Spazio Lavoro a scrivere di un aumento esponenziale delle cifre legate al mondo del lavoro!

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