C’è nessuno in ascolto?

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C’è nessuno in ascolto?

L’imponente aumento del lavoro da remoto negli ultimi mesi in molti casi ci ha colti impreparati, colpa del gap digitale accumulato negli anni da tante realtà che non hanno saputo, o voluto, adeguarsi alle più recenti tecnologie e metodologie di lavoro smart e agile. In alcuni casi abbiamo assistito a dei veri e propri teatrini messi in scena da alcuni zoccoli duri per così dire “analogici” con dirette improvvisate o incapacità quasi totale di gestire il proprio lavoro solo sotto forma digitale, devo però spezzare una lancia a favore di molti di questi perché in tanti casi hanno dovuto affrontare un vero proprio trauma come evidenziato da alcune ricerche di settore.

Ebbene sì, diciamolo, negli ultimi tempi vi sarà capitato di rimpiangere il tanto odiato trambusto in ufficio! Colleghi disturbatori, quintali di mail spam e poi il suono della fotocopiatrice perennemente scarica che regolarmente dobbiamo rifornire noi, le capsule del caffè finite quando arriva la nostra pausa, i cestini della carta che dobbiamo svuotare (chissà perché tocca sempre a me) la collega che sparla su tutti per ore togliendoci la concentrazione, insomma tutte le classiche noie che generalmente si possono trovare in un ufficio dinamico e con tanti colleghi. A ben vedere i primi tempi in smart magari saremo stati pure contenti della ritrovata “serenità”, finalmente il caffè come dico io, la pausa calibrata secondo le mie uniche necessità, il silenzio, ah quello sì che abbiamo scoperto come sia davvero d’oro, non sottovalutiamo poi il fatto che per molti il lavoro smart è coinciso anche con la fine di estenuanti viaggi in auto o con i mezzi pubblici per recarsi sul luogo di lavoro. Sembrerebbe davvero la situazione di lavoro migliore possibile, eppure ci sembra manchi qualcosa, il silenzio a volte diviene assordante, da non sottovalutare poi la possibilità di “ascoltare” anche involontariamente le conversazioni tra colleghi che tanto ci insegnano quotidianamente su come meglio inserirsi in azienda o come migliorare le proprie performance rubando magari qualche piccolo segreto, assistiamo quindi ad una situazione dal duplice e contrastante aspetto, da un lato sentiamo di aver migliorato molto la nostra prestazione professionale tramite il lavoro smart, dall’altro invece risentiamo dell’isolamento e della mancanza del senso di comunità con i colleghi.

 

A volte tutto quello di cui abbiamo bisogno nella vita è qualcuno che ci tenga la mano e cammini con noi.
(James Frey)

 

Come spesso ribadito nei miei articoli, perseveranza e forza di volontà sono due delle chiavi più importanti che abbiamo a disposizione per riscrivere la nostra storia, ed è proprio con queste due qualità che possiamo imparare ad organizzare la nostra giornata produttiva in smart working cercando al contempo di ricreare, nel limite del possibile un ambiente stimolante e produttivo. Dobbiamo innanzitutto individuare quelli che sono i riti quotidiani che ci mancano di più, una chiacchierata con un collega prima di iniziare la giornata lavorativa, un caffè, o magari proprio quel lungo tratto a piedi che dalla fermata del bus ci porta in ufficio, anche se sembra banale o scontato rispondere francamente a queste domande dovremo lo stesso cercare di essere il più realisti possibile, potremo scoprire che in realtà ciò che ci manca davvero è ben altro rispetto a quello che pensiamo e magari è anche facile da ricreare, concentriamoci quindi sul ricostruire quella piccola abitudine che ci manca davvero e che tanto influisce sul nostro umore, anche perché, in fin dei conti, una volta iniziata la giornata lavorativa e dopo essere entrati nel giusto mood non fa davvero differenza usare una scrivania piuttosto che un’altra. In sostanza non è il lavoro svolto in una certa modalità quello che ci manca, ma una serie di piccole abitudini ad esso connesse che a lungo andare hanno plasmato il nostro modo di essere.

 

 

Dopo aver individuato ciò che ci manca davvero tentiamo di ricreare quella connessione ma in maniera diversa, ricordate che per affrontare un cambiamento dobbiamo imparare a variare il nostro punto di vista, in questo caso saremo così bravi da ricreare quella nostra piccola abitudine, se ad esempio sentiamo la mancanza di un contatto (come credo per la stragrande maggioranza di voi) possiamo semplicemente e senza essere invasivi mandare un messaggio al collega in questione magari chiedendogli un consiglio su una certa questione, possiamo in questo modo con il tempo ritagliarci uno spazio, anche se virtuale, con lui/lei di confronto, va da sé che potremmo persino programmare una pausa caffè insieme a chi ci manca, mi raccomando però sforziamoci di adottare le nuove “usanze” costantemente per farle diventare delle piccole NUOVE abitudini.

 

Chiacchierando con un compagno di viaggio, la via pare più breve.
(Publilio Siro)

 

Da non sottovalutare poi è anche l’aspetto legato al senso di appartenenza all’azienda e su questo molto devono fare i vertici per garantire una continuità psicologica di legame al TEAM, avere dei social attivi dove scambiare messaggi o dei canali privati dedicati a tale scopo aiuta a mantenere forti i legami tra i dipendenti, inoltre spesso, come accade nella mia azienda ad esempio, i collaboratori hanno la possibilità di dialogare direttamente con i quadri aziendali, anche in maniera informale, aumentando così il valore degli aspetti relazionali, insomma in smart abbiamo più facilmente la possibilità di parlare con qualcuno che normalmente sarebbe sempre impegnato dal vivo in interminabili riunioni, certo non dobbiamo aspettarci una risposta sempre pronta e immediata ma sicuramente un ambiente (virtuale) comune dove poter scambiare idee, fare una battuta o condividere una foto carina della giornata, contribuendo in parte a ricreare il clima tipicamente aziendale.

In conclusione abbiamo dei nuovi strumenti da usare e dobbiamo imparare a farlo nella maniera corretta per creare da zero un nuovo e stimolante ambiente di lavoro, ciò al di là dell’emergenza che ancora ci terrà impegnati per parecchio tempo, perché la rivoluzione digitale in atto vuol dire proprio questo, non cambiare le abitudini ma crearne di nuove, creare nuovi valori su cui fondare la propria esperienza professionale.

 

#GemmaDeiNumeri1